La santità nel mondo di oggi

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La santità nel mondo di oggi Papa Francesco esortazione apostolica Gaudete ex exsultate

Dall’esortazione apostolica di papa Francesco “Gaudete et exsultate” continuiamo a riflettere e a porci domande sulla santità nel mondo di oggi.

[Spunti di riflessione a cura di Francesca Pastena]

CAPITOLO QUARTO DELLA “GAUDETE ET EXSULTATE”: ALCUNE CARATTERISTICHE DELLA SANTITÀ NEL MONDO ATTUALE

Sopportazione, pazienza e mitezza (110-115)

Il papa richiama brevemente i mezzi tradizionali di santificazione (sacramenti, sacrifici, direzione spirituale) e ci ricorda che intende in modo speciale sviluppare alcuni aspetti della chiamata alla santità.

Francesco ricorda cinque caratteristiche di amore per Dio e per il prossimo che costituiscono come degli antidoti ad alcuni limiti del mondo di oggi (l’ansietà, la negatività; l’accidia, l’individualismo, e tante forme di falsa spiritualità).

La prima di queste grandi caratteristiche: rimanere saldi in Dio

Essere santi oggi vuol dire avere pazienza e costanza nel bene, appoggiandosi su Dio. Sono capace di questa fedeltà a Dio e ai fratelli?

A volte, di fronte al male, siamo tentati di farci giustizia da soli. San Paolo ci esorta a vincere il male con il bene. Com’è il mio atteggiamento? Sono capace di vincere asprezza, sdegno, ira, grida, maldicenze e malignità mie e degli altri?

Un’indicazione molto semplice e chiara è quella di non angustiarci per nulla quando ci sono circostanze che ci opprimono, ma metterci nelle mani di Dio. Lo invoco con fiducia per riceve la sua pace? La trovo? Mi affido a Lui in ogni circostanza?

Il papa ci mette in guardia dallo scaricare la nostra aggressività, la nostra rabbia o delusione attraverso l’uso dei social media

Che uso faccio di questi mezzi? So vigilare sulla mia mente, sulla mia bocca e sulle mie mani prima di pensare, dire o scrivere affermazioni false o pesantemente offensive?

116-121:
“Il santo non spreca le sue energie lamentandosi degli errori altrui”

I miei amici, i parenti, mio marito, mia moglie, il mio vicino, i miei colleghi, la comunità…, abbiamo commenti per tutti. Sono capace di considerare gli altri superiori a me stesso?

A volte abbiamo il complesso del primo della classe, o della maestrina. È bello invece pensare che gli altri possano aiutarmi a crescere. Riconosco il bene che gli altri fanno e mi fanno? Me ne rallegro?

Cristo ha subito l’umiliazione della croce, Egli che è Dio

La santità passa attraverso l’esperienza dell’umiliazione. Come reagisco davanti alle umiliazioni? Sono capace di assumermi gli incarichi meno brillanti? So sopportare qualcosa di ingiusto per offrirlo al Signore? Difendo i deboli anche a rischio che venga meno la mia immagine?

A volte il nostro io troppo grande ci fa essere aggressivi. Cristo «è la nostra pace» ed è venuto a «dirigere i nostri passi sulla via della pace». Confido in Lui e nella sua infinita Misericordia per trovare pace?

Gioia e senso dell’umorismo (122-128)

Devo dire che questi aspetti della santità sono quelli che mi risultano più affascinanti: la gioia e l’umorismo. Sono normalmente di buon umore sapendo che Cristo mi accompagna nel cammino della vita? Godo della sua presenza?

“Non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”.

È davvero così per me?

Maria ha cantato il suo magnificat e Gesù ha esultato di gioia. Il Signore ci ha aperto il suo cuore perché la gioia sia in noi e la nostra gioia sia piena. Ma è proprio piena la mia gioia, oppure ho dei risvolti di tristezza? Perché? Quando?

Alcuni santi (san Tommaso Moro, san Vincenzo de Paoli san Filippo Neri, don Bosco) avevano uno spiccato senso dell’umorismo. Sono capace di autoironia? Caccio la malinconia dal mio cuore? So sostenere gli altri con il mio senso dell’umorismo?

Siamo noi che a volte ci complichiamo la vita. La gioia vera è dei semplici. Vivo con letizia cercando di non appesantire la vita mia e degli altri?

«Si è più beati nel dare che nel ricevere».

Apro il cuore alle necessità degli altri e so donare con gioia?

Audacia e fervore (129-134)

La Bibbia esprime con la parola parresia l’entusiasmo, la libertà, il fervore di chi con coraggio propone il Vangelo. Mi vergogno, sono timoroso/a, oppure ho la consapevolezza che il Signore mi chiede di non avere paura di dare la mia testimonianza?

Beato Paolo VI ricordava che la mancanza di fervore è ciò che ci blocca nella nostra azione evangelizzatrice. Ho il coraggio di mettere a disposizione tutti i miei doni, le mie risorse di energia e di cuore perché Cristo sia conosciuto ed amato?

È vero: siamo fragili, ma nella nostra persona portiamo un grande tesoro, l’amore di Dio che abita in noi

È questa la nostra missione: donarci agli altri come Cristo. Abbiamo questo coraggio?

Nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio

Quando gli Apostoli ebbero timore, si misero a pregare insieme, chiedendo la parresia: furono colmati di Spirito Santo e proclamarono con franchezza la parola di Dio. Invochiamo lo Spirito perché ci doni il coraggio e la forza dell’annuncio?

Sono tante le difficoltà che possiamo incontrare nel nostro cammino di santità: la chiusura, l’individualismo, il pessimismo… ma nulla può impedirci di vivere intensamente il nostro rapporto con Dio che ci manda a raccontare al mondo la bellezza del suo amore. Sappiamo aprirci alla novità di Cristo che ci spinge a largo a portare il suo messaggio?

135-139:
Due parole molto care al papa sono “periferie” e “frontiere”

Egli ci ricorda che il Signore ci spinge a cambiare, ad andare nelle varie periferie del mondo, dove c’è maggior bisogno di portare il Vangelo, dove l’umanità è più ferita. È lì che possiamo incontrare lo stesso Gesù. Ti senti coinvolto in questa chiamata? Come?

A volte, nei nostri ambienti cristiani pecchiamo di autoreferenzialità, siamo chiusi nelle nostre idee e abitudini. Siamo capaci di uscire da noi stessi e andare per le strade, come Gesù?

Molti di noi ritengono che non ha senso cambiare le cose, che ormai non possiamo far nulla…

Riusciamo ad aprire gli occhi, gli orecchi, e il cuore, per lasciarci interpellare da ciò che succede accanto a noi e a dare una risposta d’amore?

La Chiesa ha bisogno di missionari appassionati, pieni di entusiasmo

L’esempio della vita dei santi ci invita a vincere la mediocrità, la tranquillità anestetizzante. Accogliamo la vera vita e riusciamo a comunicarla?

Se invochiamo lo Spirito Santo, ci rendiamo conto che la sua risposta d’amore ci spinge ad avere il coraggio di comunicare il Vangelo agli altri. Rinunciamo a non fare della nostra vita un museo di ricordi? Siamo disposti ad accogliere le sorprese del Signore e a lasciarci condurre da lui per vie inaspettate?

140-146:
In Comunità…

Non è facile lottare contro il male quando rimaniamo isolati, corriamo il rischio di perdere il senso della realtà. Il papa ci invita a percorrere insieme agli altri il nostro cammino di santità e la vita comunitaria e/o matrimoniale possono essere l’ambito ideale. Egli cita diversi episodi di gruppi di persone santificate insieme. Sono convinto che solo con gli altri mi esercito nelle mie virtù?

Condividere la Parola e celebrare insieme l’Eucaristia ci rende più fratelli. La vita comunitaria, in famiglia, in parrocchia, è fatta di tanti piccoli dettagli quotidiani, così come avveniva nella famiglia di Nazaret o tra Gesù e gli apostoli. Sono consapevole di questa opportunità?

Il Signore Gesù, scrive il papa, faceva attenzione e invitava a fare attenzione ai piccoli particolari. Francesco ne cita diversi. Nella mia vita quotidiana ho questa attenzione ai particolari? Sono capace di cogliere il bisogno dell’altro e la risorsa dell’altro, pur se piccola?

La comunità cristiana è il luogo della presenza del Risorto, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri. A volte, il Signore può regalarci consolanti esperienze del suo amore.

Il papa riporta una bella citazione di santa Teresa del Gesù Bambino, che racconta come il Signore la consoli durante un’opera di carità donandole una gioia immensa superiore alle gioie mondane mentre sosteneva un’ammalata. Hai mai provato questa gioia intensa di servire con amore? In quali momenti il Signore ti ha fatto percepire la sua presenza nei piccoli particolari della vita quotidiana?

147-157:
In preghiera

Il papa non crede a una santità senza preghiera.

“Se non ascoltiamo il Signore tutte le nostre parole sono solo rumori che non servono a niente”.

Quindi le domande più semplice sono le seguenti:

  • Io prego? Quando? Come?
  • Sento il bisogno di comunicare con Dio?
  • So stare spesso, o addirittura costantemente, alla presenza di Dio?
  • Mi rivolgo a Lui con tutto il mio affetto?
  • Vivo col Signore un intimo rapporto di amicizia, mi ritaglio del tempo per stare con lui in solitudine?
  • So far tacere tutte le voci interiori per ascoltare Lui che parla al mio cuore?
  • Nella mia preghiera cerco di entrare, come ci suggerisce sant’Ignazio, nelle piaghe di Cristo per incontrare la sua Misericordia?
  • Provo anche io a adottare la spiritualità del pellegrino russo secondo l’invocazione che mi è più congeniale e che può farmi compagnia per tutta la giornata. Per esempio, una di queste: “Vieni Signore Gesù. Signore pietà. Gesù ti amo.”?
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