Gaudete et exsultate spunti di riflessione finali

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Gaudete et exsultate spunti di riflessione finali

Con il Capitolo V si conclude l’esortazione apostolica di papa Francesco alla santità: Gaudete et exsultate spunti di riflessione finali

[a cura di Raffaella Campanelli]

Il capitolo V inizia ricordandoci che il cristiano è in perenne combattimento tra il bene e il male

Questa lotta non si limita a superare le nostre fragilità, una fra tutte la pigrizia, ma è una vera e propria lotta contro il Maligno. Occorrono quindi strumenti adeguati per resistere alle tentazioni del Diavolo.

Papa Francesco ci dice che solo la consapevolezza che questo potere maligno esiste in maniera concreta in mezzo a noi ci permette di capire la sua forza e di combatterla (Lc 10,18).

Quando vinciamo, Gesù festeggia e si rallegra con noi

Considerare il maligno come un’idea, un mito, qualcosa che appartiene al mondo filosofico, ci fa cadere nella tentazione di non credere che effettivamente sia presente nella nostra vita, quindi abbassiamo le difese e non lo combattiamo adeguatamente.
E io, cosa penso del Diavolo? Dove vive? Come agisce nella mia vita?

Il diavolo, nel combattimento, mette in azione con grande forza i suoi strumenti: l’odio, il senso di tristezza, l’invidia, i vizi. È altresì molto insidioso, per cui può capitare che ci lasci credere di essere dei buoni cristiani che non hanno nulla da rimproverarsi, che hanno fatto tutto quello che dovevano fare e ora sono apposto, hanno finito il loro lavoro.

165: “La corruzione spirituale è peggiore della caduta di un peccatore, perché si tratta di una cecità comoda dove alla fine tutto sembra lecito: l’inganno, la calunnia, l’egoismo e tante sottili forme di autoreferenzialità.”

Il papa quindi ci dice che nel nostro cammino verso la santità dobbiamo essere innanzi tutto Vigili, Svegli e Fiduciosi perché, se vogliamo, abbiamo anche noi gli strumenti per combattere. Ce li elenca al punto 162. Primo fra tutti la preghiera e la meditazione della Parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti, le opere di carità, la vita comunitaria, l’impegno missionario.
Fatte queste premesse, io come sono messa/o? La vivo davvero in maniera permanente questa lotta o a volte lascio che le cose vadano per conto loro, vengano trascinate dalla corrente? E per combattere sono attrezzata/o? Ho tutto? Di cosa altro avrei bisogno? Cosa devo rafforzare?

Per non cadere nei tranelli architettati dal maligno, papa Francesco ci dice che lo Spirito Santo ci dona uno strumento indispensabile per riconoscere se una cosa viene appunto dallo stesso oppure dallo spirito del diavolo.

Questo grande dono è il Discernimento e ci fa capire chiaramente di cosa si tratta

Insiste con forza sul discernimento come grazia da chiedere allo Spirito Santo, altrimenti può capitare di confonderlo con una sorta di autoanalisi egoistica e personale.

166: “È un dono che dobbiamo imparare a chiedere, oltre che a coltivare con la preghiera, la riflessione, la lettura e il buon consiglio”.

170: “Il discernimento è un dono, pertanto non richiede capacità speciali né è riservato ai più intelligenti e istruiti. Il Padre si manifesta con piacere agli umili (cfr Mt 11,25)”.

174: “Non si fa discernimento per scoprire cos’altro possiamo ricavare da questa vita, ma per riconoscere come possiamo compiere meglio la missione che ci è stata affidata.”

E ancora 175:

“…il discernimento non è un’autoanalisi presuntuosa, una introspezione egoistica, ma una vera uscita da noi stessi verso il mistero di Dio che ci aiuta a vivere la missione alla quale ci ha chiamato per il bene dei fratelli.”

Inoltre, proprio perché dobbiamo essere sempre vigili, il discernimento non è una pratica da riservare solamente ai momenti importanti della nostra vita, ma ci serve sempre e anzi, soprattutto, nelle azioni quotidiane, nelle “piccole situazioni”.

Il papa ci dice “per non sprecare le ispirazioni del Signore”

Quanto è presente nella mia vita questa grazia? Gli do la giusta considerazione e il giusto tempo? Mi dedico all’ascolto costante della voce del Signore per cogliere la sua Ispirazione? Quanto riusciamo nelle piccole azioni e reazioni del nostro quotidiano a fare emergere istintivamente l’ispirazione del Signore e a fare memoria della Preghiera?

Nella mia esperienza infatti le mie azioni e reazioni istintive agli eventi della mia vita, soprattutto alle questioni solite e ripetitive del quotidiano, sono esattamente il metro per misurare il tempo dedicato alla Preghiera. La mancanza di Preghiera genera per esempio ansia o aggressività.

Ma anche rispetto alla Preghiera devo confessare che ci sono dei momenti in cui la vivo come un dovere, esattamente come un ragazzino può vivere il momento dei compiti da svolgere: se può li rimanda…

Altri momenti invece in cui la vivo proprio come una coccola, come un tempo per prendermi cura di me e degli altri, il mio centro benessere con le amiche.

Cosa c’è allora dietro il rimandare? È davvero solo mancanza di tempo? Cosa non vogliamo ascoltare?

172: Il papa ci dice di fare attenzione quando “nella preghiera stessa evitiamo di disporci al confronto con la libertà dello Spirito Santo, che agisce come vuole”.
Tutto dipende dalla nostra disposizione ad ascoltare non solo il Signore, ma anche gli altri e la realtà stessa. Quali sono le situazioni che mi permettono e quelle che non mi permettono di ascoltare?

L’obiettivo del nostro cammino è dunque quello di crescere e migliorare sempre, senza ansie ma con forza e fiducia, riconoscendo e coltivando il nostro carisma, mettendo al centro non noi ma gli altri.

Allora, con questo fine:

“dobbiamo renderci disponibili ad accogliere una chiamata che rompe le nostre sicurezze. Non basta che tutto vada bene e che tutto sia tranquillo”.

Anzi nella mia esperienza i momenti di tranquillità sono proprio quelli in cui abbasso le difese e sono più facilmente aggredibile dal maligno. Anche perché magari penso che la preghiera sia meno impellente così come il discernimento.

È importante allora chiedersi, nella mia vita, cosa accade quando tutto va bene?

Ad esempio, metto a disposizione degli altri l’oggetto di questo mio momento di serenità e gioia o la tengo gelosamente solo per me?

173: Sarebbe sicuramente più semplice per noi se il Vangelo fosse un ricettario di regole da applicare sempre allo stesso modo. Invece quello che ci viene chiesto è proprio di abbandonare ogni forma di rigidità, perché non ci permette il miglioramento e la crescita dell’amore necessario a contrastare il male.

In questo cammino, invece, ci è chiesto di trovare, attraverso il discernimento, ognuno la propria strada, fare emergere il meglio di ciascuno di noi, perché è quello che il Signore ha pensato per me.

Quali segni del Progetto di Dio colgo nella mia vita?

Inoltre alla luce di questo grande atto di amore del Signore io sono in grado di fare lo stesso con il prossimo? Ossia fare emergere il meglio dalle persone che incontro? O piuttosto lascio agire il maligno, impedendo all’altro di mostrarsi al meglio per fare emergere quanto invece sono brava o bravo io? Pensiamo all’ambito professionale, ma anche familiare, ad esempio competo con mio marito o con mia moglie per l’educazione dei figli? Oppure lavoro insieme a lui per tirare fuori il meglio, oltre che di nostro figlio, anche di noi?

176: Papa Francesco conclude l’esortazione tirando in campo la figura di Maria, colei che mostra la via della santità e ci accompagna. Non dobbiamo quindi temere, né scoraggiarci, perché proprio come ogni mamma lei “non ci lascia a terra quando cadiamo e a volte ci porta in braccio senza giudicarci”.

Direi concludendo che il cammino verso la santità non è sicuramente semplice, ma proprio per questo dobbiamo desiderarlo con tutto il cuore e soprattutto “incoraggiandoci a vicenda”(177).

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