Discernere insieme (da relazione Cvx-Lms Sinodo famiglia)

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Sinodo Famiglia

3. DISCERNERE INSIEME IN VISTA DI UNA PRASSI ILLUMINATA

Dal punto di vista pastorale, dal discernimento comunitario emerge con un’evidenza straordinaria che è necessaria una vera e propria conversione pastorale che superi la prassi di una insufficiente, breve preparazione, di stampo catechistico – quasi elementare – in vista della celebrazione dei sacramenti in genere e del Matrimonio in particolare.

Non si può più rimandare nel tempo l’attuazione di corsi di formazione permanente che accompagnino la persona e/o la coppia in tutte le tappe significative della vita, non con un impegno “a singhiozzo”, ma, piuttosto, con una continuità che permetta di raggiungere un grado di approfondimento significativo, e, di conseguenza, la maturazione da parte dei soggetti ecclesiali, di scelte più responsabili che comportino un’adesione di fede da adulti. È evidente, comunque, che, per realizzare tali percorsi, è necessario formare i formatori ed esigere da questi la volontà di aggiornarsi e di verificare il grado di padronanza degli argomenti, oltre una significativa capacità comunicativa.

Nei nostri Principi Generali la formazione è sempre stata di primaria importanza: si tratta di verificare nell’ambito locale il grado di incisività che le iniziative di formazione raggiungono e, casomai, di riprogrammarle alla luce delle nuove sfide, con un ulteriore esplicito investimento da parte dei Padri Assistenti, come anche di coppie mature, specie nell’ambito dell’affettività e della sessualità. Il patrimonio di valori, di esperienze autentiche di fede, di relazioni deve costituire quel tesoro che ciascuno custodisce dentro di sé, per potere affrontare con consapevolezza e determinazione difficoltà, prove, cambiamenti, problemi che prima o poi si verificano nella vita di tutte le famiglie.

Se le coppie avranno costruito case sulla roccia, non vacilleranno, se le avranno edificate sulla sabbia, al primo scossone cadranno rovinosamente. Attuare un progetto formativo, articolato ed elastico, in modo tale da potersi adattare e proporre in chiave personalizzata a ciascuno (non si dimentichi quanto per S. Ignazio sia necessaria la cura personalis), implica anche l’acquisizione di competenze, lungo il cammino, che consenta agli operatori di essere preparati anche ad affrontare incontri con chi vive in situazioni “difficili” e/o “irregolari”.

Si consideri la diffusione a macchia d’olio delle convivenze, di cui alcune sono dichiaratamente in vista del matrimonio civile e/o religioso, altre piuttosto vissute volutamente “a tempo”, finché.. dura l’amore, visto che molti compiono tale opzione non credendo affatto all’amore unico, indissolubile e per sempre. Un approccio delicato e fecondo può essere quello verso i separati e divorziati che scelgono di restare fedeli al sacramento celebrato e rimangono soli o con i figli a carico con mille problemi, spesso anche di natura economica.

I mass-media, riferendo sui lavori del Sinodo sulla famiglia, spesso per amplificare le notizie, hanno insistito ripetutamente su altre due categorie di persone: i divorziati risposati, che auspicano di accedere all’Eucarestia e le coppie di omosessuali, che chiedono il matrimonio civile e, se credenti, anche quello religioso. Si tratta di problemi molto delicati a cui i Padri sinodali dovrebbero dare delle risposte nella prossima assemblea di Ottobre.

Le Cvx hanno compreso che devono sempre più costituire, senza mezzi termini, luoghi di vera accoglienza e di ascolto rispetto alle alterità, senza giudicare e/o condannare, ma con una rinnovata ed espressa volontà di lasciar trasparire il volto di una Chiesa madre prima che maestra.

L’ideale è imparare a prendersi cura delle ferite inferte dalla vita ai nostri fratelli, senza creare ghetti per categorie o per etnie, né lasciarli vivere ai margini della vita della comunità. Piuttosto è auspicabile creare un clima di accoglienza tale da riuscire a integrare tali persone, sentendole non come un disturbo, ma come un’occasione di reciproco arricchimento. Bisogna, quindi, orientarsi oggi verso una convivialità delle differenze, facendosi compagni di cammino, senza pregiudizi e con stile inclusivo, come Gesù fece con i due discepoli di Emmaus.

 

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