Missione di Pietro (Cammino di Pietro n. 6)

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Cammino di Pietro. Sesta unità: Missione di Pietro “Beato te Simone, figlio di Giona” (Mt. 16,13ss).

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, Chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”: E Gesù: “Beato te Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno”.

Missione di Pietro: Analisi del testo

Giunti alla metà del cammino, Gesù pone ai discepoli una domanda cruciale: chi dite che io sia?
Non è un gioco a indovinare, è un invito perentorio a prendere una decisione personale su di Lui. Decidersi su Gesù: questo è l’inizio della fede. Pietro indovina la risposta dogmatica esatta, ma subito dopo dimostra di non aver capito nulla di quanto aveva solennemente dichiarato. La chiarezza nella risposta di fede è infatti un dono dello Spirito Santo che, senza alcun merito né intellettuale né morale da parte sua, non si staccherà più da Pietro. E’ un carisma che, tramite Pietro, servirà per tutta la Chiesa: la guida sicura nel cammino della fede.

Credere in Gesù come Figlio di Dio è dunque dono dello Spirito Santo. E’ frutto di una “grazia” soprannaturale. Credere è dunque un dono di Dio e non un semplice sforzo di ascesa dell’uomo.

Un dono che è per tutti, ma che non tutti sanno accogliere. E’ una grazia che libera innanzitutto il cuore (dall’egoismo per aprirlo alla comunione) e poi la mente (dalla logica del buon senso alle vette della trascendenza). Questo dono soprannaturale passa però attraverso dei segni naturali: un uomo ingiustamente perseguitato ed ucciso il cui corpo scompare dopo tre giorni dalla sua esecuzione. E’ un dato storico e in questo i discepoli di Gesù dovranno capire chi è Dio, che senso ha la parola “Dio”.

Missione di Pietro: domande per l’attualizzazione

1. La fede cristiana non è credere nell’esistenza di un Dio astratto, in parole misteriche, enigmatiche; è aderire alla persona di Gesù, lasciarsi affascinare da Lui fino a seguirlo perché lo si porta nel cuore. Rivolgesse oggi a te, come allora ai discepoli, la domanda: “chi dici che io sia”, cosa risponderesti?

2. “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”: con queste parole Gesù conferisce a Pietro un carisma straordinario rispetto a tutti gli altri discepoli. E’ il primo “papa”. Le differenze che esistono tra le chiese partono dall’interpretazione che si danno a quelle parole di Gesù. Per noi cattolici risultano inequivocabilmente chiare da sempre. La Chiesa, che è l’insieme di tutti coloro che credono in Gesù come Dio, ha dunque una gerarchia che guida i fedeli nel cammino della fede: papa – vescovi – sacerdoti. Il papa è tale perché è il vescovo di Roma, la città dove fu crocifisso e sepolto Pietro. E’ il successore di Pietro. Il cammino della fede necessita di guide sicure per evitare che uno si crei una falsa immagine di Dio, accomodata a proprio uso e consumo. Come vedi il Papa, i vescovi, i preti? Sei convinto che al di là della simpatia o antipatia che possono provocare, la loro missione è quella di far conoscere Dio al mondo? Hai delle esperienze positive o negative in proposito?

3. Il brano del Vangelo in esame culmina con la profezia della “Passione” di Gesù. Le parole sono molto dure: riguardano Lui e anche tutti coloro che vogliono essere suoi discepoli. Pietro reagisce male. Gesù ribatte “chi vorrà salvare la propria vita, la perderà”. Che senso hanno queste parole? Agli occhi di un superficiale, la vita cristiana appare piene di rinunce, di mortificazioni, … “poverino, è andato a farsi prete!”. “Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” risponde Gesù. Fa’ alcuni esempi che ci aiutino a capire “salvare” o “perdere” la vita nel senso del Vangelo o del mondo.

Missione di Pietro: spunti per la preghiera

Stanno bussando alla mia porta

“Ecco Io sto alla porta e busso” (Ap. 3,20). Lo ripeti da secoli.
Per quanto sia distratto, ogni tanto mi accorgo che Tu sei lì e chiedi di entrare,
ma io non mi decido ad aprirti.
Quanta anticamera ti faccio fare, Signore! Se ci penso bene è vergognoso.
Lascio passare giorni, mesi, anni, senza accoglierti.
Ti dico: vengo subito! Perché non voglio che Tu vada via, ma non voglio neppure farti entrare. Ti tengo lì, fuori, perché potrei aver bisogno di te nei momenti difficili,
quando le mie sicurezze vengono meno.
Mi spaccio per cristiano, per tuo amico, ma non ti tratto da amico.
Non ti lascio entrare nella mia vita; forse ho paura di perdere la mia libertà
mentre Tu sei il primo a garantirla e rispettarla.
Tengo strette nelle mie mani le cose che passano e non riesco ad aprirle per i tuoi doni eterni. Signore, bussa più forte, vinci la mia sordità!
So bene che se Tu entri, io dovrò fare una scelta
e buttar via tutto ciò che è incompatibile con la tua presenza,
ma se mi fido di Te, non me ne pentirò mai.
“Ecco, sto alla porta e busso …”
Sono sbalordito del tuo rispetto per me e della tua pazienza.
Non voglio approfittarne oltre. Ti apro, Signore!
Gridare il Vangelo con la vita
“Voglio gridare il Vangelo con tutta la mia vita. Se non viviamo il Vangelo, Gesù non vive in noi. Torniamo alla povertà, alla semplicità cristiana. Dopo diciannove anni passati lontano dalla Francia, ciò che mi ha più colpito, in questi pochi giorni passati in Francia, è il fatto che in tutte le classi della società e soprattutto nella classe meno ricca, anche in famiglie molto cristiane, sono enormemente cresciuti il gusto e l’abitudine delle cose inutili e costose; insieme ad una grande leggerezza e a delle abitudini di distrazioni frivole e mondane molto fuori posto in tempi tanto gravi, in tempi di persecuzioni e che non sono per nulla in accordo con una vita cristiana. Il pericolo è in noi e non nei nostri nemici i quali possono solo farci riportare delle vittorie. Possiamo ricevere il male solo da noi stessi: il rimedio è il ritorno al Vangelo; è di questo che abbiamo tutti bisogno.
In fatto di beni materiali tutto ciò che abbiamo in più di Lui, non fa che mostrare quanto siamo diversi da Lui. Sviluppare negli altri la stima, l’amore e l’imitazione della povertà di Gesù.
I sensi si preoccupano di conservare la presenza della famiglia, il possesso dei beni; la fede si affretta a lasciare l’una e gli altri.
Compiangiamo coloro che radicano alla terra anche le gioie più pure.
Il modo migliore per non mancare di niente e di dividere sempre molto generosamente con i poveri, vedendo in essi i rappresentanti di Gesù e Gesù stesso. Non diamo importanza agli avvenimenti di questa vita né alle cose materiali: essi sono i sogni della nostra notte di pellegrini e passeranno presto, come i sogni, senza lasciare traccia ”.

(Charles de Foucauld)

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