Missione dei dodici (Cammino di Pietro n. 2)

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Cammino di Pietro. Seconda unità: missione dei dodici e discorso apostolico (Mt. 10,1-15)

Chiamati a sé i dodici, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il Pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:

“Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il Regno dei Cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento.

In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra do essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città”.

Missione dei dodici: analisi del testo

Intrecciando tra di loro le versioni dei quattro Vangeli, abbiamo, dopo la scena della vocazione di Pietro narrata da Luca, la costituzione del gruppo dei dodici “apostoli”. Seguiamo la narrazione di Matteo.

Pietro apostolo è il primo della lista, l’unico ad avere un doppio nome, fa parte di un gruppo estremamente eterogeneo che si è composto e unito unicamente per iniziativa di Gesù. E’ Lui che li ha scelti, non si sono scelti tra di loro. Il fine del gruppo è l’invio, la missione. A questa vengono preparati da un discorso di Gesù che abbraccia almeno sette punti: 1. La “vicinanza” del Regno; 2. L’annuncio alle “pecore perdute”; 3. Il potere di operare “guarigioni”; 4. Lo stile di gratuità e di povertà; 5. Il saluto di “pace”; 6. L’annuncio di persecuzioni; 7. L’invito alla perseveranza. E’ il vademecum dell’apostolo e del missionario di tutti i tempi. S. Francesco d’Assisi ascoltando un giorno a Messa questa pagina di Vangelo, comprese a cosa lo chiamava il Signore.

Missione dei dodici. Domande per l’attualizzazione e la condivisione

1. Pietro fa parte di un gruppo di persone estremamente eterogeneo. Forse anche la nostra comunità è un po’ così. Non stanno insieme perché si sono scelti tra di essi, ma perché sono stati scelti da Gesù. Altro è stare insieme perché attratti da simpatia reciproca, altro è perché si è scelti dal Signore. Sapere di essere scelti, privilegiati, può essere motivo di vanto, di gioia, di discriminazione (perché io si e un altro no? Perché io ho il dono di credere e un altro no?): come ti trovi di fronte a queste cose?

2. “Il Regno di Dio è vicino”: è un annuncio Kerygmatico (capace cioè di suscitare al suo ascolto il desiderio di Dio, di accendere nell’animo il calore e la gioia della Sua presenza). Questo annuncio comporta: a) uno che lo annunci, b) che ci si creda, c) che si sperimenti la sua validità, d) che si abbia il coraggio di riproporlo. Pensi di essere mai stato coinvolto (toccato) da un annunzio di questo tipo? Senti di crederci? Ti è mai capitato di parlare di Dio a … “pecore perdute”?

3. “Guarite …”. Anche la LMS è proiettata in progetti, piccoli o grandi che siano, di … guarigioni, di risanamento sociale, di speranza. Come ti trovi quest’anno di fronte alle sfide che ci attendono (entusiasmo, stanchezza, tiepidezza)?

4. Gratuità e povertà. La LMS vuole educare, con il suo metodo, a queste dimensioni mediante le questue per le strade, i campi di lavoro estivi, i pellegrinaggi a piedi, week-end “spartani”, accoglienza gratuita tra i gruppi. Come stai vivendo queste cose? Senti stiano cambiando qualcosa nella tua mentalità e nelle tue abitudini?

Missione dei dodici: spunti per la preghiera

Il nostro impegno

Ci impegniamo noi e non gli altri, unicamente noi e non gli altri, né chi sta in alto né chi sta in basso, né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo senza pretendere che altri s’impegnino con noi o per suo conto, come noi, o in altro modo.
Ci impegniamo senza giudicare chi non s’impegna, senza accusare chi non si impegna, senza condannare chi non s’impegna, senza cercare il perché non s’impegna, senza disimpegnarci perché altri non s’impegna.
Sappiamo di non poter nulla su alcuno, né vogliamo forzare la mano ad alcuno, devoti come siamo e come intendiamo rimanere al libero movimento di ogni spirito.
Noi non possiamo nulla su questa realtà che è il nostro mondo di fuori, poveri come siamo e come intendiamo rimanere.
Se qualche cosa sentiamo di potere, e lo vogliamo fermamente, è su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi ci mutiamo, si fa nuovo se qualcuno si fa “nuova creatura”, imbarbarisce se scateniamola belva che è in ognuno di noi.
L’ “ordine nuovo” incomincia se qualcuno si sforza di divenire un “uomo nuovo”.
La primavera incomincia con il primo fiore, il giorno con il primo barlume, la notte con la prima stella, il torrente con la prima goccia, il fuoco con la prima scintilla, l’amore con il primo sogno.
Ci impegniamo perché non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi, un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia, più forte di noi stessi.
Ci impegniamo per trovare un senso alla vita, a questa vita, alla nostra vita; una ragione che non sia una delle tante che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore, un utile che non sia una delle solite trappole generosamente offerte ai giovani dalla gente pratica.
Si vive una volta sola e non vogliamo essere giocati in nome di nessun piccolo interesse.
Non c’importa della carriera, né del denaro, non ci interessa di passare alla storia; non ci interessa di apparire eroi o traditori davanti agli uomini, ma solo la fedeltà a noi stessi.
C’interessa di perderci per qualcuno che rimane anche dopo che noi siamo passati e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.

(da P. Mazzolari, Impegno con Cristo)

Il decalogo del missionario

1. Il cristiano fa proprio l’ideale che ha unificato tutta la vita dell’apostolo Paolo: “annunciare Gesù Cristo”.
2. Annuncia un Vangelo che aggrega. Ama la sua Chiesa ed invita uomini e donne a farne parte. Tuttavia non annuncia la sua chiesa, ma il Signore Gesù.
3. Porta un annuncio che salva. Sa che il bisogno più profondo dell’uomo è l’incontro con Dio e sa che Gesù Cristo è la piena risposta a questo bisogno.
4. Si impegna per la liberazione di tutta la persona: dal peccato, dalla fame e dall’oppressione, e anche da quel troppo benessere, ingiusto e sciupone, che distrae da dio e rende ciechi di fronte ai poveri.
5. Vuole la salvezza vera. Non si accontenta di curare i sintomi, scende alle cause. Non si limita ad
offrire aiuti che lasciano i poveri nella dipendenza, ma fa di tutto per renderli protagonisti. Ed è convinto che anche per questo è importante annunciare ai poveri la lieta notizia dell’amore di Dio che li aiuta a ritrovare dignità
6. Vive l’universalità evangelica. E’ insofferente di ogni chiusura; ha il gusto dell’incontro con il lontano ed il diverso. Sollecita la sua comunità a valutare i problemi e le decisioni nell’ottica universalista. Suscita e collabora a tutte le iniziative volte ad intrecciare realzioni con le altre chiese e con altri popoli.
7. Solidarizza con le situazioni in cui vive e con le persone che gli sono accanto. Si preoccupa di tutti: come in casa è attento alla famiglia, così in parrocchia, nella scuola, in fabbrica e in ogni altro ambiente nessuno gli è estraneo.
8. Ricorda che Gesù ha privilegiato gli ultimi, mostrando che la prima universalità è la solidarietà estrema con gli ultimi. In una società sovente indifferente, si accorge subito degli ultimi spesso nascosti.
9. Poiché annuncia una verità che è scomoda, il cristiano missionario, che è uomo di pace, suscita reazioni e contrasti. Questo lo addolora, ma non lo ferma. Trova il coraggio, come Gesù, nella comunione con il Padre e nella solidarietà dei fratelli e delle sorelle.
10. E’ consapevole del dovere della coerenza, ma non ne ha l’angoscia. Non pone nella propria coerenza il diritto di annunciare il Vangelo, ma nella fedeltà del signore che a questo lo chiama. Del resto, egli non parla di se stesso, ma solamente di quanto Dio ha fatto per tutti. E così può parlare anche se peccatore.

(da B. Maggioni, Missionari nell’epoca della globalizzazione)

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