Il dialogo interreligioso (Cnm 2 – 2004)

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dialogo interreligioso | cvxlms.itDialogo interreligioso: pace e sicurezza

Le religioni portano alla guerra o alla pace? È difficile parlare di guerre solo per la religione, ma è faticoso negare il ruolo della religione nei conflitti sociali e armati. Il mondo contemporaneo, a tutti i livelli, è una realtà di convivenza tra comunità religiose diverse. Perché questa convivenza non sia un mero accidente o un terreno scivoloso e conflittuale è necessaria l’arte del dialogo interreligioso che è anche arte dell’incontro umano.

Secolarismo o ripresa religiosa?

La cultura del Novecento ha spesso guardato alle religioni come a un fenomeno residuale, se non in via di scomparsa. Il Novecento è stato il secolo più secolarizzato della storia. Implicitamente si prevedeva che il ruolo delle religioni sarebbe diminuito nella vita sociale e in quella personale. Ad Occidente la secolarizzazione avrebbe drasticamente ridotto l’influsso della fede sui comportamenti; a Oriente la forzata e persecutoria laicizzazione della vita civile, dovuta alla politica comunista in materia religiosa, quella di uno Stato ateo, avrebbe spazzato via il vissuto religioso dalla società.

Non si trattava solo di una prospettiva europea ma, in un certo senso, di una visione mondiale: quello che avveniva in Europa sarebbe successo anche negli altri continenti con la diffusione della modernità. Più modernità, meno religione… Eppure questa previsione lineare non si è verificata. Proprio negli ultimi decenni del Novecento ci sono stati chiari segnali di indirizzo contrario. Non voglio qui entrare nella discussione sugli Stati Uniti d’America, dove la vita religiosa non appariva già da tempo in contrasto con la modernizzazione. Ma segnali sono arrivati dal mondo musulmano. La grande opinione pubblica si è accorta della forza dell’islam a partire dalla rivoluzione di Khomeini nel 1978, quando è stato rovesciato l’impero di Reza Palhevi che aveva condotto una decisa modernizzazione dell’Iran.

La stampa occidentale fu sconcertata. Quella di sinistra parlò di una vera rivoluzione seppure fosse condotta dal clero. Le radici del ruolo pubblico dell’islam partivano dal riformismo musulmano dei primi decenni del Novecento e, in particolare, dai Fratelli Musulmani nati in Egitto nel 1928 da Hasan Banna, messi fuori legge da Nasser nel 1954 e all’origine dell’assassinio di Sadat nel 1981. Lo shiismo iraniano, con la sua visione dolorista della vita umana e della religione, era divenuto un elemento di rivoluzione sociale. Mi limito a citare l’intellettuale iraniano e shiita, Alì Shariati, il quale aveva frequentato gli ambienti marxisti parigini e formulato una specie di teologia della liberazione shiita, tanto influente su Khomeini.

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Editoriale
P. Gian Giacomo Rotelli s.j. / «Il mondo non ha bisogno di muri, ma di ponti»
Forum
Andrea Riccardi / Pace e sicurezza: il dialogo tra le religioni
Confronti
P. Thomas Michel s.j. / Le sorprese del dialogo
Adnane Mokrani / Per una missione interreligiosa
Oltre il fatto
Mikaela Hillestrom / Immigrato: il fratello tanto temuto
Vie dello spirito
Francesco Riccardi (a cura di) / Un’esperienza mistica islamica: il movimento sufi
Frammenti di utopia
Giampiero Marzi / Iran: restaurare una chiesa per restaurare un dialogo
Note di lettura
Alla confluenza dei due mari – Un cristiano incontra l’Islam

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